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giovedì 24 ottobre 2013

Spoon River: la vera e la finta corruzione (II)

(Ripubblicazione dell'articolo di agosto 2012)


Hod Putt

Mr. Putt osserva con noncuranza il vecchio capitalista Piersol, losco uomo d'affari, industriale arricchitosi con la frode e sfruttando a proprio vantaggio le leggi che gli amici potenti gli hanno approvato per salvarlo dal fallimento. Ma al mancato fallimento finanziario del'uomo, l'indifferenza di Putt si trasforma in indignazione e l'indignazione in disperazione, al punto che lui, uomo onesto e buon padre di famiglia, per fame, rapina un passante indifeso e, senza volerlo, lo uccide. Allo scandalo d'un uomo che uccide un altro uomo, Spoon River non può che reagire con la forza della Giustizia e della pena capitale. Davanti alla morte, però, il fallimento supremo, né il ricco parassita né il disperato sfuggono.


Qui giaccio, accanto alla tomba
del vecchio Bill Piersol,
che si arricchì trafficando con gli Indiani e che
poi, con la legge sul fallimento,
si arricchì più di prima.
Io m'ero stancato di fatica e miseria,
e vedendo come il vecchio Bill e gli altri prosperavano nel benessere,
una notte rapinai un passante dalle pari di Proctor's Grove,
 ma senza volerlo lo uccisi,
perciò fui processato e impiccato.
Fu il mio modo di fare fallimento.
Ora, noi che siamo falliti ciascuno a modo suo
riposiamo in pace fianco a fianco.


Ralph Rhodes

Il giovane Ralph Rhodes deve la sua fortuna agli imbrogli, ai prestiti bancari ricevuti con l'inganno, alla bancarotta del padre, ai raggiri e ai finanziamenti illeciti, alla truffa. E dopo aver frodato Spoon River, fatto fallire il padre, gestito i suoi affari in maniera occulta, fatto incarcerare il suo cassiere fantoccio per i reati che egli aveva commesso, dopo essersi lasciato ammaliare al fascino del denaro, Rhodes non resiste a quello delle donne e del vino, fino al disgusto. La sua consideratezza non riguarda la morale personale, ma è il suo modo di sbeffeggiare la vita e la società. 
Fino al disgusto, appunto, perché avvicinandosi la morte, quando anzi la morte lo richiama quasi fatalmente a Spoon River, Rhodes non è pentito, né insoddisfatto, ma sente per la prima volta di essere ingannato: ingannato dal suo cuore che si ferma.


Tutto quel che dicevano era vero:
feci fallire la banca di mio padre coi prestiti ottenuti
per speculare sul grano a tempo perso; ma questa è la verità:
compravo grano anche per lui
che non poteva figurare nell'affare
per via dei suoi rapporti con la chiesa.
E mentre George Reece, il cassiere, scontava la pena,
io inseguii il fuoco fatuo delle donne
e l'inganno del vino a New York.
E' fatale disgustarsi del vino e delle donne
quando non hai nient'altro nella vita.
Ma immaginate la vostra testa grigia, e china
su un tavolo cosparso di mozziconi acri
di sigarette e bicchieri vuoti,
e si sente un colpo, e voi sapete che è il colpo
così a lungo soffocato dallo scoppio dei tappi
e dalle strida fatue delle donnine-
voi alzate lo sguardo, ed ecco la vostra ladra,
lei che ha atteso che aveste la testa grigia
e il cuore perdesse colpi per dirvi:
il gioco è finito. Sono venuta a prenderti.
Vai sulla Broadway e fatti investire,
ti rispediranno a Spoon River.


Il direttore Whedon


Whedon, direttore, non ha nome. Dal retroscena del suo quotidiano Whedon spadroneggia sulla Città dei vivi. Lui è il gigante, il profeta; le passioni umane la sua materia bruta da deformare e usare per rovinare Spoon River, nel proprio superiore interesse: lui è il gigante. Minare la civiltà come un ossesso del potere, un ragazzo che fa deragliare un treno per il gusto di provare la propria onnipotenza; tutto gli è dovuto. Tutto meno un posto dignitoso in cui riposare, perché il cumulo delle sue ossa è gettato nel punto più penoso del cimitero, vicino al fetore di fogna che si alza dal fiume, il suo luogo naturale.


Saper vedere ogni aspetto d'ogni problema,
dar ragione a tutti, essere tutto, non essere nulla a lungo;
deformare la verità, strumentalizzarla,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi scopi, per fini astuti,
indossare una maschera come gli attori greci -
il tuo quotidiano di otto pagine dietro cui ti nascondi,
strillando nel megafono dei caratteri cubitali:
"Sono io il gigante".
E quindi vivere anche la vita di un ladruncolo,
avvelenato dalle parole anonime
di un' amica segreta.
Per danaro insabbiare uno scandalo
o divulgarlo ai quattro venti per vendetta,
o per vendere il giornale,
distruggendo reputazioni o corpi, se necessario,
vincere a ogni costo, salvo la vita.
Gloriarsi di un potere demoniaco, minare la civiltà,
come un ragazzo paranoico mette un tronco sulle rotaie
e fa deragliare il rapido.
Essere un direttore, com'ero io.
Poi giacere qui accanto al fiume sopra il punto
dove scorre la fogna del villaggio,
e scaricano barattoli vuoti e immondizie,
e nascondono gli aborti.

mercoledì 19 settembre 2012

"E qualcuno dirà che c'è un modo migliore"

Appunti ermetici su Non al denaro, non all'amore, né al cielo. 


Non al denaro, non all'amore, né al cielo è l'esempio della reinterpretazione che approfondisce e crea dall'esistente un'opera talvolta migliore dell'originale.
Discutere di un album musicale pubblicato nel 1971 può essere un evidente anacronismo - un attaccamento inspiegabile al passato, in una sorta di cieca venerazione. Tanto più, bisogna considerare che i testi e le musiche di Fabrizio De André e Nicola Piovani (di cui l'album si compone) sono già storicamente anomali, come appaiono a prima vista molte scelte dello stesso De André: la scelta del 1970 di occuparsi della "Buona Novella" in periodo di contestazioni politiche, contro l'organizzazione patriarcale e gerarchica della famiglia, contro l'influenza della religione sui costumi e la libertà individuale; quella del '71 di recuperare un'antologia poetica (Spoon River) che lascia parlare i morti, in un periodo di lotte sociali e civili in Italia.
Nel tempo ci si è convinti (forse anche inconsciamente) che gli individui "cosmico-storici" debbano interpretare e incarnare lo "spirito" del tempo, senza soffermarsi, però, sul significato che questa "incarnazione" dovrebbe ricoprire. In realtà, "incarnare" lo spirito presente (ammesso che questo "spirito" esista e non sia una vuota espressione) significa, talvolta, non allinearsi al senso condiviso del tempo o scegliere una posizione particolare per denunciarne le contraddizioni: l'opera migliore del Pierre Menard di Borges è la riscrittura del Chisciotte.
Forse questa è la posizione dell'intellettuale distaccato, indifferente ai problemi sociali, metafisico e "eliotiano", che respinge ogni coinvolgimento politico, aspirando a una pace individuale già di per sé complessa da ricercare, capace di riconoscere la propria inadeguatezza a interferire col mondo (capace, al più, come scriverebbe il giovane Eliot, di trovare il coraggio di "mangiare una pesca")?
Certamente non è la posizione di Spoon River e di De André, in cui quella politica diventa aspirazione ad affermare la piena libertà degli individui, svincolandosi dalla sua natura di gestione del potere.
Dopo un secolo dalla pubblicazione dell'Antologia di Spoon River e quarant'anni da quella di Non al denaro, non all'amore, né al cielo, come il Chisciotte di Borges la storia si scrive ex novo.
Nell'opera del '71, in particolare, la collina di Spoon River è il riflesso attualissimo della società contemporanea, nonostante l'autore (ecco perché l'anacronismo è puramente apparente) l'avesse concepita come riproposizione della poesia di Lee Masters, quindi inattuale già al tempo dell'incisione del disco.
Sarebbe inutile sottolineare che il senso letterale delle opere è solo una componente dell'intero.
Talvolta, lo stesso titolo delle poesie rivela l'essenza della riscrittura, che è generalmente universale nella misura in cui è ancora attuale, e non genericamente attuabile: Dietro ogni scemo c'è un villaggio, la più efficace denuncia dell'ipocrisia e della costruzione di falsi ideali da parte delle maggioranze assieme a Smisurata preghiera (Anime Salve, 1996); Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato, l'espressione degli inganni e delle mistificazioni delle religioni e del fanatismo che si riducono, in ultima analisi, a meccanismi di controllo del potere, il quale agisce nelle antiche forme della coazione fisica, fino al delitto (qualcuno ricorderà, nel legame superstizione-delitto, il mito di Ifigenia raccontato da Lucrezio) e nelle forme nuove di indebolimento culturale ("...e non Dio, ma qualcuno che per noi lo ha inventato ci costringe a sognare in un giardino incantato").
Jones il suonatore sembra salvarsi oltre la salvazione.

IL SUONATORE JONES
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.

Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.

Ne Il suonatore Jones, violinista nell'originale di Masters, flautista in de André per ragioni metriche, si attua il rovesciamento dei valori tradizionali: Jones è colui che offrì "la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all'amore né al cielo", "sorpreso dai suoi novant'anni" mentre "con la vita avrebbe ancora giocato". La sua figura diventa il punto più alto dell'opera; mentre nella Spoon River classica è uno fra i tanti cittadini, tra cui comunque emerge, in de André rappresenta la sintesi; non è un personaggio straordinario, è dedito al vizio, è sognatore, poetico e materialista e, nonostante questo, e, anzi, in forza di questo, è l'unico personaggio in grado di salvarsi dalla morte, non in senso escatologico, ma attraverso la sua umanità. La vitalità di Jones non lo sottrae alla morte, ma gli consegna un'esistenza semplice, piena, povera di rimpianti che - evidentemente l'autore vuole sottolinearlo - sono quella parte della vita tanto simile a una prematura morte e assai più dolorosa di questa: perché la morte reale, quantomeno, estirpa ogni sensazione e dolore e libera dall'amarezza che i morti di Spoon River riescono ancora a provare solo in forza di una finzione letteraria.

lunedì 27 agosto 2012

L'epigrafe di Lyman King


Forse credi, viandante, che il fato
sia una trappola al di fuori di te,
che puoi evitare usando prudenza
e saggezza.
Così tu credi, quando osservi la vita degli uomini,
come farebbe un dio che si chini su un formicaio,
e veda la soluzione dei loro problemi.
Ma entra nella vita:
col tempo vedrai il fato avvicinarsi
sotto forma della tua immagine allo specchio;
oppure mentre siedi solo al focolare,
d’improvviso la sedia accanto a te avrà un ospite,
e tu riconoscerai quell’ospite,
e gli leggerai il vero messaggio negli occhi.

(E.L.Masters, Antologia di Spoon River)

sabato 25 agosto 2012

Spoon River: la vera e la finta corruzione

Senza appesantire la poesia con eccessivi commenti, è sufficiente premettere poche frasi. 
Appare evidente come in questi versi di E.L.Masters si fronteggino una piccola corruzione dei costumi, innalzata dalla società (dal sentimento sociale) a piaga di grandi dimensioni, infamante, costruita per nascondere o condannare esteriormente passioni e atteggiamenti immorali comuni a tutti gli uomini (tradimenti, passioni carnali, prostituzione), e una corruzione reale, piaga sociale concreta che è concreta corruzione morale: affari loschi, poteri pubblici che ubbidiscono a poteri economici, operazioni finanziarie che perseguono il profitto a ogni costo, disastri ambientali procurati per l'interesse personale.
La prostituta del villaggio paga gli sguardi indignati della gente e le multe del tribunale, mentre i galantuomini restano impuniti: è questa la giustizia ai piedi della collina.
Nulla di nuovo sotto l'ombra di Spoon River?


Daisy Fraser

DID you ever hear of Editor Whedon
Giving to the public treasury any of the money he received
For supporting candidates for office?
Or for writing up the canning factory
To get people to invest?
Or for suppressing the facts about the bank,
When it was rotten and ready to break?
Did you ever hear of the Circuit Judge
Helping anyone except the “Q” railroad,
Or the bankers? Or did Rev. Peet or Rev. Sibley
Give any part of their salary, earned by keeping still,
Or speaking out as the leaders wished them to do,
To the building of the water works?
But I—Daisy Fraser who always passed
Along the streets through rows of nods and smiles,
And coughs and words such as “there she goes,”
Never was taken before Justice Arnett
Without contributing ten dollars and costs
To the school fund of Spoon River!


Avete mai sentito che il direttore Whedon
desse all'erario un po' dei soldi intascati
per appoggiare un candidato?
O per scrivere elogi della fabbrica di scatolette
e spingere la gente a fare investimenti?
O per tacere i misfatti della banca,
quando fu marcia e sull'orlo del fallimento?
Avete mai sentito che il giudice distrettuale
appoggiasse qualcuno tranne le ferrovie «Q»,
o i banchieri? O che il reverendo Peet o il reverendo Sibley
dessero un po' della paga, guadagnata tenendo la bocca chiusa,
o dicendo quel che faceva comodo ai capi,
per la costruzione dell'acquedotto?
E invece io - Daisy Fraser, che passavo sempre
per strada fra due ali di ammicchi e sorrisi,
e colpetti di tosse e frasi come «eccola là»,
non finii mai davanti al giudice Arnett
senza versare dieci dollari più le spese
al fondo scolastico di Spoon River!


giovedì 2 agosto 2012

Spoon River: la purezza scandalosa


Gli intenti sono già chiari dall'ambientazione. Edgar Lee Masters, avvocato figlio di avvocati, abituato attraverso la sua professione a conoscere ed entrare in contatto con la complessità dell'animo umano e con la sua natura primordiale, lascia dialogare le anime di morti di ogni estrazione sociale, che ognuno infami il proprio vicino, si esprima liberamente, senza remore, confessi i propri misfatti, i propri fallimenti, le illusioni giovanili, i rimorsi. Dopo la morte - ecco la dichiarazione implicita di intenti - tutti gli "abitanti" del cimitero di Spoon River si sono liberati del bisogno di ipocrisia a cui la vita sociale li ha costretti. Chi, fra loro, è vissuto senza restrizioni, "senza mai un pensiero non al denaro, non all'amore, né al cielo", sembra aver anticipato in vita la pienezza della propria libertà. La maggior parte dei personaggi, però, si è voluta o dovuta arrendere al giudizio ora concreto di un tribunale, ora infamante, sottile e logorante, come un'infezione invisibile di un distorto e imperante senso comune.
Benché siano numerose le interpretazioni fornite della Antologia di Spoon River (mi piace ricordare senz'altro la riscrittura insuperabile, anche musicalmente, di Fabrizio De André che, esordendo con la presentazione della collina su cui riposano i morti e isolando alcuni personaggi, riconosce nell'opera il lamento umanissimo di chi è vissuto, per scelta o per necessità, di delusione e rimpianto: "Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo", F.De André) è evidente il substrato comune rappresentato dal coro stonato di voci che si accavallano per denunciare finalmente la verità, l'affrancamento dalla tirannia del timore, sia esso familiare, sociale, religioso.
Così, l'inutilità del profitto per morti sepolti che "dormono tutti sulla collina" (il principio celeberrimo della morte che non discrimina, di cui sono ricchissimi la letteratura e la cultura popolare: fra tutti, T.S. Eliot, "Phlebas il fenicio, morto da quindici giorni / dimenticò [...] il profitto e la perdita") sembra liberare alcuni interlocutori dalla smania di successo che spesso li ha condotti a tradimenti, odio, inganni, delitti; l'ateismo e l'eresia sembrano allontanare la paura di una religione asfissiante che diventa strumento di controllo e oppressione; l'amore è un sentimento spesso sopravvalutato che genera morte, sofferenza e rancore, perché si tratta spesso di una costruzione sociale e non di un sentimento, con cui il linguaggio edulcora, nasconde, giustifica disprezzo, volontà di potenza, prevaricazione, orgoglio, desiderio di possesso.
In sintesi, la formula "non al denaro, non all'amore, né al cielo" riassume l'idea di libertà. E, se si volesse confrontare questa conclusione con quella di un autore certamente meno radicale di Masters, la tesi sembrerebbe comunque confermata:
"Quando nasce l'anima di un uomo in questo paese, le sono gettate reti per impedirle di fuggire. Mi parli di nazionalità, di lingua, di religione: io cercherò di fuggire a quelle reti".
(J. Joyce, Ritratto dell'artista da giovane)
Ma Spoon River non è uno scenario positivo, educativo: la purezza dei morti non è la loro redenzione. Nessun segno di ravvedimento o pentimento si scorge, se non nella forma implicita della devastante sofferenza interiore. Alcuni personaggi esprimono con fierezza i modi in cui hanno truffato sprovveduti, condannato a morte innocenti, sposato un uomo o una donna per convenienza, assassinato, rinchiuso il proprio figlio in un manicomio. Da molti altri traspare l'insoddisfazione; da alcuni anche l'onestà, la fedeltà agli ideali, l'integrità morale.
La purezza, però, consiste nella immediatezza. Così come la forma pura si trasmette senza interposizioni e direttamente, la purezza dei personaggi non è la loro santità, ma loro umanità (anche nel senso deteriore del termine) che si presenta, provocatoriamente, senza contaminazione.
La purezza di Spoon River è l'abbandono delle convenzioni che rendono l'uomo migliore di quel che sembra, a una condizione: è chiaro all'autore, tanto quanto poco chiaro è alla generalità delle persone, che tali "convenzioni" non rendono effettivamente migliore gli uomini, non tendono (se è lecito) a migliorarlo, ma ne nascondono la parte "peggiore" sotto un falso concetto elaborato da una maggioranza.
(Ecco perché l'eresia diventa fondamento della conoscenza).

(Seguiranno testi e commenti)